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	<title>fatica fisica Archivi - Training &amp; Rehab</title>
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	<description>Massimizza la performance</description>
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	<title>fatica fisica Archivi - Training &amp; Rehab</title>
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		<title>Fatica mentale e fisica, quale comanda?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2020 08:21:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[fatica fisica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando ci alleniamo o gareggiamo, arriva un momento nel quale sentiamo di non farcela più. Ma sono i muscoli a dircelo o la fatica mentale ci fa gettare la spugna? Scopriamolo! Andare oltre i propri limiti fa parte dell’essere sportivo. Se abbandonassimo al primo segno di cedimento, difficilmente arriveremmo ad ottenere l’agognato obiettivo sportivo. Tuttavia, capita a volte di sentire le energie che ci abbandonano: secondo te, arriva prima la fatica mentale o quella fisica? E soprattutto, qual è la più “pericolosa”? Quella che ci fa deporre le armi? Potere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Quando ci alleniamo o gareggiamo, arriva un momento nel quale sentiamo di non farcela più. Ma sono i muscoli a dircelo o la fatica mentale ci fa gettare la spugna? Scopriamolo!</strong></h2>
<p>Andare oltre i propri limiti fa parte dell’essere sportivo. Se abbandonassimo al primo segno di cedimento, difficilmente arriveremmo ad ottenere l’agognato obiettivo sportivo. Tuttavia, capita a volte di sentire le energie che ci abbandonano: secondo te,<strong> arriva prima la fatica mentale o quella fisica? E soprattutto, qual è la più “pericolosa”?</strong> Quella che ci fa deporre le armi?</p>
<h3><strong>Potere dei muscoli VS Potere della mente</strong></h3>
<p>Il titolo di questo paragrafo è un po’ provocatorio. Ovvio infatti che mente e corpo debbano lavorare insieme per permetterci di migliorare costantemente le nostre performance. Non per nulla, ripercorrendo la <a href="https://trainingandrehab.it/2020/01/07/come-raggiungere-gli-obiettivi-sportivi/">teoria dell’iceberg</a>, abbiamo parlato sia di preparazione <a href="https://trainingandrehab.it/2020/01/21/preparazione-fisica-cose-davvero/">fisica</a>, <a href="https://trainingandrehab.it/2020/01/28/preparazione-atletica-come-lavorare-in-modo-corretto/">atletica</a> e<a href="https://trainingandrehab.it/2020/02/12/la-preparazione-tattica-definizione-ed-applicazione/"> tattica</a> che di <a href="https://trainingandrehab.it/2020/01/14/il-focus-mentale-come-essere-concentrati-influisce-sullobiettivo-finale/">focus</a>.</p>
<p>Il punto però, è che per capire come resistere e fare quell’ultimo metro in più quando ci sentiamo davvero a pezzi, dobbiamo capire chi dia il definitivo segnale di resa: è la fatica mentale o quella fisica a farsi sentire così forte da pretendere di essere ascoltata?</p>
<p><strong>Opinione comune per molti anni</strong>, ed anche ora non del tutto superata, <strong>è che siano i nostri muscoli a dirci basta</strong>: quando la stanchezza accumulata è troppa per essere sopportata, inviano un segnale di stop al nostro cervello. Fine della corsa.<br />
Ed è anche plausibile che sia così giusto? Sono i muscoli che spingono in continuazione la nostra attività fisica, anche quello cardiaco.</p>
<p><strong>La prima impressione però non è sempre quella corretta</strong>. Studi scientifici – Samuele Marcora, tanto per citare uno dei più esimi studiosi della materia, ha ribadito il concetto anche ieri durante il suo speech nell’ambito dell’evento organizzato da <a href="https://www.corporesapiens.it/">Corpore Sapiens</a> – dimostrano che <strong>in realtà sia la fatica mentale a comandare quella fisica</strong>.</p>
<p><strong>È il cervello che comanda gli sforzi nel corso della prestazione atletica</strong>, sia di lunga che di breve durata; e quindi quando mentalmente non ce la facciamo più, se anche abbiamo una riserva di carburante nei nostri muscoli, ci spegniamo.</p>
<p>Prova a ripescare nella tua mente alcuni momenti, per avere subito una conferma a questi risultati scientifici.</p>
<p><strong>Io ti faccio alcuni esempi</strong>.<br />
Capita a volte che gli atleti chiedano ancora prima di iniziare al loro coach quanto durerà un determinato lavoro: vogliono essere consapevoli del tempo che dovrà trascorrere e questo farà sì che più il tempo passa, più si sentiranno stanchi, a prescindere.<br />
Se invece non hanno un riferimento temporale, molto spesso riescono a dare di più.</p>
<p>La prestazione cambia anche nel momento in cui inserisci nell’equazione la variabile competizione: gli stessi 100 metri, 99 volte su 100 vengono corsi più velocemente da un atleta in gara con altri, rispetto ad uno che si sta allenando da solo.</p>
<p>In entrambi questi semplicissimi esempi, è la mente a comandare.</p>
<h3><strong>Come allenare la mente</strong><strong> </strong></h3>
<p>Se allora è la fatica mentale quella più complicata da sopportare, <strong>come possiamo allenarla per riuscire a dare di più?<br />
</strong>Ci sono molti strumenti a nostra disposizione, <strong>te ne cito tre</strong>:</p>
<ul>
<li>l’auto-dialogo motivazionale;</li>
<li>l’imagining ed il “if then planning”;</li>
<li>il goal setting.</li>
</ul>
<p><strong>L’auto-dialogo motivazionale ci aiuta a ridurre il senso di fatica</strong>, la percezione dello sforzo e a migliorare le prestazioni di resistenza.<br />
Non c’è una regola ben precisa: ci sono atleti che danno il meglio di sé con un auto-dialogo critico, punitivo e giudicante, mentre altri hanno bisogno di rinforzi positivi.<br />
Il consiglio è, se possibile, quello di l<strong>avorare sempre su emozioni positive</strong>.<br />
Non mi spingo oltre, perché questo è un ambito indagato dalla psicologia ed è dunque bene che, se vuoi approfondire, tu ti rivolga a psicologi dello sport, mental coach, che potranno sicuramente guidarti ed aiutarti.</p>
<p><strong>L’imagining ed il “if then planning” sono due tecniche</strong> – ed anche in questo caso te le accennerò solamente, senza scendere nello specifico perché fuori dal mio core business professionale – <strong>che aiutano ad immaginare i gesti da compiere</strong>, migliorandone la tecnica personale, <strong>e le soluzioni</strong> che si applicherebbero se un determinato evento dovesse accadere.</p>
<h2><strong>Il goal setting per controllare la fatica mentale</strong><strong> </strong></h2>
<p>Qualche parola in più invece voglio spenderla sul goal setting: <strong>inserire degli obiettivi intermedi che ci accompagnino all’ottenimento del traguardo finale.</strong></p>
<p><strong>Come devono essere questi obiettivi intermedi?</strong></p>
<ul>
<li>Specifici, per permettere la valutazione della performance rispetto allo standard;</li>
<li>sfidanti, perché quanto più qualcosa è difficile, tanto più ci impegniamo per raggiungerlo;</li>
<li>raggiungibili, per evitare di farci sentire falliti se non riusciamo ad ottenerli;</li>
<li>temporalizzati, perché il senso di urgenza è una leva fondamentale che muove l’essere umano.</li>
</ul>
<p>Ora che hai un po’ di tempo a disposizione, <strong>perché non provi a stilare una lista di obiettivi intermedi da raggiungere in questo periodo di reclusione forzata?</strong><br />
Sicuramente sarà un ottimo aiuto per mantenere alta la concentrazione ed il focus!</p>
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