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	<title>recupero funzionale post ictus Archivi - Training &amp; Rehab</title>
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	<title>recupero funzionale post ictus Archivi - Training &amp; Rehab</title>
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		<title>Recupero funzionale post ictus e attività motoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eleonora Baldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2024 17:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[ictus]]></category>
		<category><![CDATA[recupero funzionale]]></category>
		<category><![CDATA[recupero funzionale post ictus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’atteggiamento della medicina riabilitativa nei confronti del recupero funzionale post ictus o stroke in questi ultimi decenni si è profondamente modificato: l’atmosfera è radicalmente cambiata e si assiste ad un interesse scientifico nettamente ampliato del quale sono chiara manifestazione il crescente numero di ricerche nel settore. Tre sono le principali ragioni di questo cambiamento: lo sviluppo della tecnologia elettronica e diagnostica che permette di ottenere immagini dettagliate sia del sistema nervoso centrale e periferico sia del cuore; l’attenzione notevole che attualmente l’industria farmaceutica rivolge allo stroke come sforzo per lo sviluppo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’atteggiamento della medicina riabilitativa nei confronti del recupero funzionale post ictus o stroke in questi ultimi decenni si è profondamente modificato: l’atmosfera è radicalmente cambiata e si assiste ad un interesse scientifico nettamente ampliato del quale sono chiara manifestazione il crescente numero di ricerche nel settore.</p>
<p>Tre sono le principali ragioni di questo cambiamento:</p>
<ul>
<li>lo sviluppo della tecnologia elettronica e diagnostica che permette di ottenere immagini dettagliate sia del sistema nervoso centrale e periferico sia del cuore;</li>
<li>l’attenzione notevole che attualmente l’industria farmaceutica rivolge allo stroke come sforzo per lo sviluppo di nuovi e più efficaci farmaci;</li>
<li>la terapia fisica che, integrata con la terapia farmacologia, permette di compensare e migliorare le capacità residue del soggetto dopo l’ictus.</li>
</ul>
<h3><strong>L&#8217;ictus: d</strong><strong>efinizione ed epidemiologia</strong></h3>
<p><strong>Stroke</strong> o <strong>ictus</strong> o accidente cerebrovascolare sono sinonimi che definiscono un evento neurologico acuto che esita in degenerazione o morte di tessuto nervoso e conseguente alterazione delle funzioni motorie, sensorie e cognitive esplicate dai centri cognitivi.</p>
<p>L’ictus è una malattia grave, a volte coloro che sviluppano lesioni più estese o hanno un decorso aggravato da complicanze, non superano la fase acuta della malattia e muoiono durante le prime settimane. Per altri, una volta superata la fase acuta, si assiste ad un miglioramento che offre motivi di speranza.<br />
Quando si verifica un ictus, alcune cellule cerebrali vengono lesionate in modo reversibile, altre muoiono; quelle che non muoiono possono riprendere a funzionare.<br />
Gli effetti dell’ictus variano molto nelle diverse persone: alcune sperimentano solo disturbi lievi, che con il tempo divengono quasi trascurabili, altri, invece, portano gravi segni della malattia per mesi o per anni.</p>
<h4>I numeri</h4>
<p>Ogni anno si verificano in Italia circa 200.000 ictus, di cui circa il 20% è costituito da recidive. L’ictus è la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, causando il 10%-12% di tutti i decessi per anno e rappresenta la principale causa d’invalidità. Il 75% degli ictus, quindi, colpisce i soggetti di oltre 65 anni, ma ci sono anche casi in cui l’ictus colpisce, sia pure in misura minore, anche persone giovani (&lt;65).</p>
<p>Il sesso maschile è più colpito di quello femminile. La maggior parte degli eventi cerebrovascolari è di tipo ischemico, mentre solo il 15-20% è di tipo emorragico.</p>
<p>In nessun’altra malattia come nello stroke si sono ottenuti negli ultimi decenni risultati apprezzabili in campo preventivo.</p>
<h4>Le cause</h4>
<p>Le <strong>cause</strong> possono essere di tipo:</p>
<ul>
<li><strong>ischemico</strong>: denominato anche <em>i</em>nfarto cerebrale acuto, è dovuto al blocco del flusso sanguigno per chiusura di un&#8217;arteria che porta il sangue al cervello. La chiusura di un&#8217;arteria può avvenire in modo improvviso, a causa di un embolo (frammento di parete arteriosa o del cuore che si stacca ed entra nel circolo sanguigno) oppure può avvenire in modo graduale, per il progressivo restringimento del vaso dovuto all&#8217;ispessimento delle pareti (aterosclerosi) e alla formazione di grumi di sangue coagulato (trombosi).</li>
<li><strong>emorragico</strong>: è dovuto alla rottura di un&#8217;arteria cerebrale. Questo può verificarsi in tre tipi diversi di circostanze: brusco aumento della pressione arteriosa (in questo caso si verifica un’emorragia cerebrale); rottura di un aneurisma, cioè di una porzione della parete di un&#8217;arteria malformata (in questo caso si verifica un’emorragia subaracnoidea); alterazione della coagulazione del sangue, per esempio in seguito a trattamento con farmaci anticoagulanti.</li>
</ul>
<p><strong>Stroke ischemico</strong></p>
<p>Per quanto riguarda lo stroke causato da ischemia cerebrale, è possibile distinguere diverse tipologie: infarto trombotico dei grossi vasi, infarti embolici, infarto emorragico, infarti emodinamici, infarti intracranici da arteriolosclerosi (infarti lacunari), infarti cerebellari e del tronco encefalico, trombosi venosa.</p>
<p><strong>Stroke emorragico</strong></p>
<p>Le cause principali di emorragia cerebrale intraparenchimale sono l’ipertensione arteriosa, le malformazioni vascolari, le malattie ematologiche e le neoplasie. L&#8217;emorragia ipertensiva è la causa più frequente di ematoma intraparenchimale che occupa solitamente sedi tipiche quali la regione capsulo-lenticolare (50% dei casi), il talamo, gli emisferi cerebrali e il ponte.</p>
<h4><strong>Fattori di rischio</strong></h4>
<p>Numerosi trial clinici e dati osservazionali hanno dimostrato che lo stroke può essere prevenuto. L’identificazione dei fattori di rischio costituisce l’atto fondamentale per la prevenzione primaria e secondaria. I fattori di rischio possono essere divisi in modificabili e non modificabili.</p>
<h5><strong>Fattori di rischio modificabili</strong></h5>
<ul>
<li>ipertensione arteriosa;</li>
<li>cardiopatie;</li>
<li>diabete mellito;</li>
<li>attacco ischemico transitorio;</li>
<li>stenosi carotidea;</li>
<li>fumo di sigaretta;</li>
<li>dislipidemia;</li>
<li>consumo di alcol;</li>
<li>obesità;</li>
<li>vita sedentaria;</li>
<li>stress;</li>
<li>uso di contraccettivi orali.</li>
</ul>
<h5><strong>Fattori non modificabili [1]</strong></h5>
<p>Tra questi vanno considerati:</p>
<ul>
<li>età;</li>
<li>sesso;</li>
<li>ereditarietà.</li>
</ul>
<h2>Riabilitazione dello stroke nella fase acuta</h2>
<p>L&#8217;attività di riabilitazione, in un paziente che è stato colpito da uno stroke, inizia già durante il ricovero in un reparto per acuti, non appena è stato raggiunto il controllo completo delle problematiche cliniche che possono minacciarne la vita.</p>
<p>Le condizioni generali del paziente in fase acuta non permettono un intervento riabilitativo intensivo come è possibile in una degenza riabilitativa, in seguito alla stabilizzazione delle condizioni cliniche. La riabilitazione ha, comunque fin dall&#8217;inizio, alcuni compiti fondamentali da svolgere al fine di contenere la menomazione e prevenire le complicanze dello stroke. Inoltre in questa fase, non appena si sono stabilizzate le condizioni cliniche e neurologiche, viene effettuato lo screening per identificare i pazienti che necessitano di riabilitazione, per selezionare il setting riabilitativo più appropriato e per identificare le problematiche su cui intervenire.</p>
<p>Le figure professionali che lavorano congiuntamente per risolvere le problematiche del paziente sono numerose: medici, fisiatri, dietologi, infermieri, fisioterapisti, logopedisti, psicologi, chinesiologi e assistenti sociali.</p>
<h2><strong>Esercizi per il recupero funzionale post ictus</strong></h2>
<p><strong><em>Esercizi per migliorare la postura in carrozzina e favorirne l’autonomia</em></strong></p>
<ol>
<li>a) <em>Percezione della posizione in carrozzina</em>, cioè dare al paziente la capacità di cambiare posizione a</li>
<li>b) <em>Aumentare l’autonomia negli spostamenti con la carrozzina</em>, incrementando la &#8220;libertà&#8221; di</li>
</ol>
<h5><strong><em>Esercizi respiratori</em></strong></h5>
<p>Questi esercizi mirano:</p>
<ul>
<li>a migliorare la presa di coscienza dell’atto respiratorio</li>
<li>ad istruire il paziente a differenziare i due momenti della respirazione, usando il naso per l’inspirazione e la bocca per l’espirazione;</li>
<li>a rieducare il paziente a pronunciare le vocali A E I O U;</li>
<li>a differenziare il soffio, cioè provocare dei brevi tratti di apnea e poi soffiare via l’aria.</li>
</ul>
<h5><strong><em>Esercizi per il controllo dello schema corporeo</em></strong></h5>
<ul>
<li>il paziente deve distinguere e nominare le diverse parti del corpo (occhi aperti/chiusi) (lato sano/lato plegico);</li>
<li>in un secondo tempo sarà chiesto al paziente di riportare verbalmente le sensazioni percepite quando viene toccato il lato plegico;</li>
<li>raccolta delle percezioni statiche e dinamiche</li>
</ul>
<h5><strong><em>Esercizi per stimolare le afferenze sensoriali</em></strong></h5>
<p>Competenza tattile:</p>
<ul>
<li>appoggio della pianta del piede (scalzo) su diverse superfici</li>
<li>stessa cosa con le mani;</li>
</ul>
<p>Competenza visiva:</p>
<ul>
<li>il paziente dovrà descrivere oggetti e</li>
<li>stimolazione dei movimenti del capo ed esplorazione visiva</li>
<li>seguire con lo sguardo, un oggetto in movimento spostato dall&#8217;operatore;</li>
<li>esercizi di memoria.</li>
</ul>
<p>Competenza uditiva:</p>
<ul>
<li>il paziente dovrà riconoscere suoni differenti: chiavi, fischietto, battito di mani, ecc&#8230; (ad occhi chiusi ed aperti);</li>
<li>individuare da che parte viene il suono.</li>
</ul>
<h5><strong><em>Esercizi mimici</em></strong></h5>
<p>Questi esercizi sono usati per problemi riguardanti il linguaggio e la comunicazione: ad esempio l’articolazione delle parole o il ritmo, l’intonazione e la velocità di comunicazione.</p>
<p>Gli esercizi prevedono:</p>
<ul>
<li>stringere gli occhi, spalancarli e fare l’occhiolino;</li>
<li>gonfiare e sgonfiare una guancia per volta;</li>
<li>aggrottare la fronte;</li>
<li>aprire la bocca, tirare fuori/dentro la lingua, spostarla a destra o sinistra, in alto o in basso, ecc…;</li>
<li>mordersi la punta della lingua.</li>
</ul>
<h5><strong><em>Attività in acqua</em></strong></h5>
<p>L&#8217;idroterapia e la rieducazione in acqua sono entrate da pochi anni a far parte dei protocolli di riabilitazione in campo ortopedico e sportivo. Nonostante ciò, fin dal momento della loro introduzione, hanno registrato un crescente consenso sia da parte di medici e terapisti, sia da parte dei pazienti.</p>
<p>L&#8217;idroterapia è indicata sia come mezzo di preparazione fisica in vista dell&#8217;intervento chirurgico sia come efficace strumento riabilitativo nella fase di rieducazione post-operatoria o post-traumatica.</p>
<p>Anche se spesso i percorsi riabilitativi si limitano a far compiere al paziente esercizi molto simili a quelli che si eseguono in palestra, per impostare un corretto programma di riabilitazione in acqua bisogna tener conto di alcuni principi molto importanti, come quello del galleggiamento, della viscosità e della pressione idrostatica.</p>
<p>I principali vantaggi della riabilitazione in acqua:</p>
<ul>
<li>la diminuzione della forza di gravità rende i movimenti più naturali e meno stressanti per le articolazioni consentendo l&#8217;esecuzione di movimenti impensabili a secco;</li>
<li>la resistenza offerta dall&#8217;acqua è graduale, senza punti morti; ciò consente di mantenere una tensione muscolare uniforme durante i movimenti favorendo il recupero del tono e della flessibilità muscolare.</li>
</ul>
<p>La riabilitazione in acqua consiste nel fare svolgere al paziente vari esercizi, molte volte gli stessi che si eseguono in palestra, con il corpo parzialmente immerso nell’acqua.</p>
<p>Dividendo tali esercizi in quattro grandi categorie possiamo parlare di esercitazioni mirate al miglioramento:</p>
<ul>
<li>del tono muscolare (esercizi a catena cinetica aperta, eccentrici o concentrici);</li>
<li>della mobilità articolare e dell&#8217;equilibrio (esercizi di stretching, esercizi di mobilizzazione attiva/passiva, esercizi propriocettivi);</li>
<li>recupero degli schemi motori (deambulazione/corsa in sospensione, pedalata, slanci, balzi ecc&#8230;);</li>
<li>recupero del gesto sportivo (esercizi a catena cinetica chiusa in acqua poco profonda, balzi, skip, affondi, spostamenti laterali, ecc…).</li>
</ul>
<p>Gli esercizi a <em>catena cinetica aperta</em> come l&#8217;estensione della gamba si eseguono solitamente con il segmento corporeo completamente immerso nell&#8217;acqua. Questi esercizi consentono di potenziare selettivamente un unico gruppo muscolare e di migliorare la mobilità di una singola articolazione. Per questo motivo sono solitamente impiegati nelle fasi iniziali del programma riabilitativo.</p>
<p>Gli esercizi a <em>catena cinetica chiusa</em>, svolti solitamente nell&#8217;acqua poco profonda, fanno lavorare contemporaneamente più gruppi muscolari ed articolazioni, mantenendo le estremità distali (solitamente i piedi) in appoggio sul fondo della piscina. Esempi di esercizi a catena cinetica chiusa sono i piegamenti sulle gambe e gli affondi. Questa tipologia di esercizi essendo poco specifica ed abbastanza impegnativa viene utilizzata soltanto nelle fasi finali di rieducazione al movimento o al gesto sportivo.</p>
<p>La terapia in acqua quindi migliora la funzionalità articolare e muscolare dopo un evento traumatico, ed è utile per prevenire o per curare sintomatologie idiopatiche croniche come la lombalgia. Tali esercitazioni sono particolarmente indicate per quei soggetti con difficoltà di movimento legate all’obesità, ad artriti, a fratture o distorsioni, e traumi neurologici.</p>
<p>Nella maggior parte di questi casi si registra un netto miglioramento del tono muscolare e del range articolare dopo un adeguato programma terapeutico. Il paziente, spesso anziano, acquisisce in tal modo un maggiore controllo motorio che, migliorando l&#8217;equilibrio, allontana il rischio di cadute e rallenta il declino funzionale legato all&#8217;invecchiamento e alla cronicizzazione della malattia [2].</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Stroke Prevention And Educational Awareness Diffusion. Ictus Cerebrale: linee guida italiane.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> BROGLIO A.-COLUCCI V., Riabilitazione in acqua.</p>
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