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	<title>Senza categoria Archivi - Training &amp; Rehab</title>
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	<description>Massimizza la performance</description>
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	<title>Senza categoria Archivi - Training &amp; Rehab</title>
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		<title>Bike Fit: consigli essenziali per una corretta postura in bici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 May 2023 08:22:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[bike fit]]></category>
		<category><![CDATA[corretta postura in bici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mantenere una postura corretta durante la pratica del ciclismo è fondamentale, sia per atleti professionisti che per appassionati della domenica, non solo per prevenire dolori e infortuni, ma anche per ottimizzare le prestazioni. Una buona postura garantisce infatti un&#8217;efficienza del movimento e una distribuzione uniforme dello sforzo muscolare. Con il termine “bike fit” si intende proprio la regolazione dei parametri sulla bici in base alle specifiche necessità e caratteristiche fisiche del ciclista. È un processo di aggiustamento che va ripetuto nel tempo e che deve tenere conto delle successive modifiche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mantenere una postura corretta durante la pratica del ciclismo è fondamentale, sia per atleti professionisti che per appassionati della domenica, non solo per prevenire dolori e infortuni, ma anche per ottimizzare le prestazioni.<br />
Una buona postura garantisce infatti un&#8217;efficienza del movimento e una distribuzione uniforme dello sforzo muscolare.</p>
<p>Con il termine “bike fit” si intende proprio la regolazione dei parametri sulla bici in base alle specifiche necessità e caratteristiche fisiche del ciclista.<br />
È un processo di aggiustamento che va ripetuto nel tempo e che deve tenere conto delle successive modifiche nell’atteggiamento globale di chi pratica questo sport.</p>
<p>Continuando a leggere, troverai 10 consigli per mantenere una corretta postura in bici, godendoti al massimo le tue pedalate e migliorando le tue performance.</p>
<h2><strong>Cosa fare per mantenere una corretta postura in bici</strong></h2>
<p>Prima di elencarti i nostri consigli, una precisazione fondamentale, che deve essere un monito sia per i professionisti che, come noi, seguono atleti che praticano ciclismo che per l’atleta o l’appassionato stesso: il bike fit perfetto non esiste, perché la posizione da assumere sulla sella è un parametro che va adattato nel tempo, ma, seguendo alcune attenzioni, ci si può avvicinare a quello “ottimale”, il che significa raggiungere i propri obiettivi, minimizzando l’impatto dello sport stesso sul fisico.</p>
<ol>
<li>
<h4>Regola correttamente l&#8217;altezza della sella</h4>
<p>Deve essere adeguata all’altezza dell’atleta e alla lunghezza delle sue gambe. Una sella troppo alta o troppo bassa può causare tensioni e sforzi eccessivi su ginocchia e caviglia. Una regola generale è quella di mantenere una leggera flessione del ginocchio quando il pedale è nella posizione più bassa.</li>
<li>
<h4>Mantieni il busto rilassato</h4>
<p>Evita di irrigidire il busto durante la pedalata. Tieni le spalle rilassate e allineate con i gomiti leggermente flessi. Questa posizione aiuta a mantenere la stabilità e la fluidità del movimento. Evita di piegare eccessivamente il busto in avanti o indietro, cercando di mantenere una postura neutra.</li>
<li>
<h4>Posiziona le mani correttamente</h4>
<p>Le mani dovrebbero essere posizionate in modo confortevole sul manubrio, evitando di stringere troppo le impugnature. Una buona posizione delle mani è quella di avvolgere delicatamente il manubrio con i pollici rivolti verso l&#8217;alto. Questa posizione favorisce un migliore controllo della bici e riduce la tensione su polsi e braccia.</li>
<li>
<h4>Allinea il bacino</h4>
<p>Mantieni il bacino in una posizione neutra e allineata con il resto del corpo. Evita di inclinare il bacino in avanti o indietro in modo eccessivo. Questo aiuta a distribuire correttamente il peso del corpo sulla sella e a ridurre la pressione su schiena e articolazioni.</li>
<li>
<h4>Fletti leggermente le ginocchia</h4>
<p>Mentre pedali, assicurati di mantenere un leggero angolo di flessione nelle ginocchia. Questo aiuta ad assorbire gli urti e le vibrazioni durante la pedalata e riduce il rischio di tensioni e lesioni alle ginocchia. Evita di tenere le gambe completamente estese o troppo piegate, cercando di trovare un equilibrio confortevole.</li>
<li>
<h4>Bilancia il peso del corpo</h4>
<p>Distribuisci il peso del corpo in modo equilibrato sulla bici. Cerca di non caricare eccessivamente il peso sulle mani o sui piedi, ma mantieni un bilanciamento tra i tre punti di contatto: sella, manubrio e pedali. Questo permette di ridurre lo stress su parti specifiche del corpo e di favorire una corretta postura in bici, che sia stabile e confortevole.</li>
<li>
<h4>Tieni gli addominali attivi</h4>
<p>Un core forte è fondamentale per mantenere una postura corretta in bici. Mantieni gli addominali leggermente contratti durante la pedalata, in modo da sostenere la colonna vertebrale e stabilizzare il busto. Questo aiuta a prevenire il mal di schiena e favorisce una migliore trasmissione di potenza ai pedali.</li>
<li>
<h4>Focalizza l&#8217;attenzione sulla respirazione</h4>
<p>La respirazione corretta è spesso trascurata durante la pedalata, ma può influenzare la postura e le prestazioni. Cerca di mantenere una respirazione profonda e regolare, coinvolgendo il diaframma. Questo favorisce il rilassamento del corpo e mantiene i muscoli ben ossigenati, contribuendo a una migliore postura e resistenza durante il ciclismo.</li>
<li><strong>Effettua pause regolari e stretching</strong>
<p>Durante le lunghe pedalate, è importante fare delle pause regolari per distendere i muscoli e mantenere una buona circolazione sanguigna. Sfrutta queste pause per eseguire alcuni semplici esercizi di stretching focalizzati sulla parte superiore e inferiore del corpo. Ciò aiuterà a prevenire l&#8217;accumulo di tensione muscolare e favorirà una postura corretta durante tutta l&#8217;attività.</li>
</ol>
<h3><strong>Per un bike fit ottimale, ci vuole un professionista!</strong></h3>
<p>Il decimo consiglio, merita un capitolo a sé perché tutti i consigli che fino ad ora ti abbiamo dato per mantenere una corretta postura in bici sono sicuramente fondamentali, ma affidarti solo alle tue sensazioni può non essere sufficiente.<br />
Se sei un atleta agonista quest’ultimo è forse il consiglio più importante, ma lo stesso vale per i dilettanti che vogliano comunque sentire di aver ottenuto il massimo dal proprio sforzo.<br />
Per personalizzare tutto il percorso di preparazione fisica ed atletica che va affiancato alla pratica del ciclismo e ottenere dei parametri veritieri che permettano di avvicinarsi al bike fit ottimale è necessario essere affiancati da professionisti specializzati che eseguano valutazioni, esami posturali, test di forza muscolare e flessibilità articolare per indirizzarti sulla migliore posizione da mantenere in sella e definire il tutto a livello biomeccanico.<br />
Questo perché il bike fit va a modificare l’equilibrio neuromuscolare dell’atleta che deve adattarsi alla nuova posizione: può metterci tempo ed il suo corpo può inviare dei segnali che devono essere interpretati e seguiti, per permettere al fisico di abituarsi in maniera organica all’interazione ottimale con il mezzo bici.</p>
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		<title>Borsite del Tendine d’Achille, sintomi e trattamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2023 09:32:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[borsite del tendine d'Achille]]></category>
		<category><![CDATA[tendinopatia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Borsite del Tendine d’Achille è un’infiammazione che può colpire lo sportivo – a causa di impatti ripetuti sul tallone e di sindrome da over use – ma può anche essere conseguenza di una normale usura quotidiana, aggravata da una errata postura del piede. In entrambi i casi, ci sono sintomi chiari che dovrebbero far suonare il campanello d’allarme e consigliare una visita specialistica. Iniziamo dai sintomi. I sintomi della Borsite del Tendine d’Achille Per “borsa” si intende una sacca di liquido sinoviale che si trova tra l’osso ed i [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Borsite del Tendine d’Achille</strong> è un’<strong>infiammazione</strong> che può colpire lo <strong>sportivo</strong> – a causa di impatti ripetuti sul tallone e di sindrome da over use – ma può anche essere conseguenza di una <strong>normale usura quotidiana</strong>, aggravata da una errata postura del piede.</p>
<p>In entrambi i casi, ci sono sintomi chiari che dovrebbero far suonare il campanello d’allarme e consigliare una visita specialistica.</p>
<p>Iniziamo dai sintomi.</p>
<h2><strong>I sintomi della Borsite del Tendine d’Achille</strong></h2>
<p>Per <strong>“borsa”</strong> si intende una <strong>sacca di liquido sinoviale</strong> che si trova <strong>tra l’osso ed i tessuti molli</strong> che lo circondano ed ha lo scopo di<strong> lubrificare la zona ed attutire l’impatto</strong> del movimento sull’osso.<br />
Questi cuscinetti si collocano in prossimità delle principali articolazioni e anche nell’area del calcagno.</p>
<p><strong>Quando si infiammano, si sviluppa una borsite</strong>.</p>
<p>Nello specifico parliamo di <strong>Borsite del Tendine d’Achille</strong> quando si verifica <strong>l’infiammazione della fascia di tessuto posta tra la cute del retro del tallone ed il Tendine d’Achille</strong> – Borsite Posteriore – <strong>o davanti all’inserzione del Tendine d’Achille sull’osso del tallone</strong> – Borsite Anteriore o Retromalleolare.</p>
<p>I <strong>sintomi</strong> che possono far pensare ad una borsite del tendine d’Achille e quindi suggerire un intervento specialistico per la diagnosi sono:</p>
<ul>
<li>arrossamento</li>
<li>dolore</li>
<li>gonfiore</li>
<li>sensazione di calore</li>
</ul>
<p>sul retro del tallone, associati a <strong>difficoltà di camminare e svolgere la propria routine sportiva</strong>.</p>
<p>Spesso la borsite <strong>si associa alla tendinopatia del tendine d’Achille</strong> e, nel caso in cui diventi cronica, può portare alla formazione di uno sperone calcaneare che richiede l’intervento chirurgico oppure un trattamento elettromedicale specifico.</p>
<h4><strong>Le cause </strong></h4>
<p>Per riflettere sulle cause della borsite del tendine d’Achille, dobbiamo dividere il panorama <strong>in due scenari differenti</strong>.</p>
<p><strong>Calzature sbagliate e postura scorretta del piede</strong>, possono attivare un processo di infiammazione che conduce alla sintomatologia sopra illustrata, nella vita quotidiana di persone “normali”.</p>
<p><strong>Se</strong> invece <strong>la patologia si sviluppa in uno sportivo</strong>, specialmente in <strong>runner</strong> – qui puoi trovare un interessante articolo sulla <a href="https://journals.lww.com/acsm-msse/Abstract/1980/24000/Achilles_tendon_disorders_in_runners_a_review.2.aspx">tendonipatia del Tendine d’Achille nei corridori</a> &#8211; o <strong>ginnasti</strong> – della ritmica o dell’artistica – è corretto parlare di sindrome da overuse e da impatti ripetuti.</p>
<h3><strong>Il trattamento della Borsite del Tendine d’Achille<br />
</strong></h3>
<p>Una volta che lo specialista ha diagnostica la borsite, <strong>il primo step</strong> necessario per affrontare la problematica coincide con un <strong>periodo di riposo e</strong> la prescrizione di farmaci antinfiammatori.</p>
<p>Affianco all’approccio conservativo, è possibile <strong>intervenire in maniera proattiva</strong> attraverso:</p>
<ul>
<li>trattamento con ultrasuono a bassa frequenza <a href="https://www.bactechnology.it/dispositivi-medici/">Sirio della Bac Technology</a>, per ridurre l’infiammazione</li>
<li>esercizi di elasticità, rinforzo e propriocezione</li>
</ul>
<p>Prima di chiudere, vogliamo <strong>soffermarci su un’ultima tecnica</strong>, molto innovativa e ancora poco conosciuta in Italia, che è <strong>utile in caso di diagnosi di tendinite e che previene la Borsite</strong>.<br />
L’<a href="https://www.electrolisisterapeutica.com/it/cosa-e-epte-o-elettrolisi-percutanea-terapeutica/">elettrolisi percutanea terapeutica EPTE®</a> consiste nell’<strong>applicazione di microcorrenti</strong> tramite un ago da agopuntura che inducono l’autorecupero, provocando una reazione fisica nel tendine.<br />
Grazie alla possibilità di modulare l’intensità, si provoca <strong>un’infiammazione controllata</strong> che <strong>facilita il recupero e l’abbassamento del dolore</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Personalized Blood Flow Restriction, il futuro nella riabilitazione</title>
		<link>https://www.trainingandrehab.it/che-cosa-e-blood-flow-restriction/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2022 08:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[blod floow restriction]]></category>
		<category><![CDATA[pbfr]]></category>
		<category><![CDATA[riabilitazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla fine di questo articolo saprai cos’è il Blood Flow Restriction e soprattutto avrai elementi provanti a dimostrazione del perché questo protocollo fortemente innovativo venga considerato il futuro della riabilitazione ed anche dell’allenamento della resistenza. Che cos’è il Blood Flow Restriction La tecnica nota come Personalized Blood Flow Restriction (PBFR) è stata introdotta negli Stati Uniti da Johnny Owens nel 2014, come metodologia applicata per il trattamento e la riabilitazione dei veterani di guerra all’interno del Brooke Army Medical Center di San Antonio. Gli ottimi risultati ottenuti non sono passati [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine di questo articolo saprai <strong>cos’è il Blood Flow Restriction</strong> e soprattutto avrai elementi provanti a dimostrazione del perché questo protocollo fortemente innovativo venga considerato i<strong>l futuro della riabilitazione ed anche dell’allenamento della resistenza</strong>.</p>
<h2><strong>Che cos’è il Blood Flow Restriction</strong></h2>
<p>La tecnica nota come <strong>Personalized Blood Flow Restriction (PBFR)</strong> è stata introdotta negli Stati Uniti da <strong>Johnny Owens nel 2014</strong>, come metodologia applicata per il <strong>trattamento e la riabilitazione dei veterani di guerra</strong> all’interno del Brooke Army Medical Center di San Antonio.</p>
<p>Gli ottimi risultati ottenuti non sono passati certo inosservati, tanto da <strong>destare l’interesse delle leghe professionistiche di NBA, NFL, MLB</strong> e di tutto il mondo sportivo tra cui <strong>club come Liverpool, Manchester City, Barcellona</strong>, e di <strong>Università e Centri Medici internazionali</strong>.</p>
<p>Il modo migliore per comprendere che cos’è il Blood Flow Restriction è in effetti proprio partire dall’ambito sportivo e dall’allenamento della resistenza.</p>
<p>Per <strong>aumentare la performance</strong> ed ottenere un <strong>miglioramento di forza ed ipertrofia</strong>, si lavora <strong>solitamente con carichi massimali superiori al 65%</strong>, per un <strong>periodo di 12-16 settimane</strong>.</p>
<p>Questa metodologia di allenamento è però <strong>difficilmente applicabile in alcune specifiche situazioni</strong>:</p>
<ul>
<li>atleti che stiano recuperando da un infortunio</li>
<li>individui/atleti in post operatorio</li>
<li>sportivi durante il periodo delle competizioni</li>
<li>anziani che abbiano bisogno di recuperare/rinforzare il tono muscolare</li>
</ul>
<p>Il Personalized Blood Flow Restriction ha il merito di <strong>fornire soluzioni alternative</strong> legate proprio a queste particolari casistiche.</p>
<p>Utilizzando un <strong>sistema brevettato di fasce occlusive</strong>, note con il nome di <strong>tourniquet</strong>, questa tecnica <strong>riduce l’apporto vascolare e blocca  il ritorno venoso nell’arto</strong> permettendo di <strong>ottenere gli stessi risultati in termini di forza ed ipertrofia</strong>, ma con <strong>carichi sensibilmente più bassi</strong> rispetto ad un allenamento ad alta intensità.</p>
<h3><strong>Risultati confermati con Letteratura Scientifica a sostegno</strong></h3>
<p>Quali sono dunque i <strong>benefici, dimostrati scientificamente</strong>, di un percorso di allenamento, riabilitazione o recupero da lesioni, traumi ed infortuni effettuato tramite la tecnica del Blood Flow Restriction?</p>
<ul>
<li>Aumento del 30% della resistenza con il 30% del carico massimale</li>
<li>Aumento dell’ipertrofia con il 30% del carico massimale</li>
<li>Miglioramento della resistenza muscolare in 1/3 del tempo tradizionale</li>
<li>Miglioramento della sintesi proteica muscolare negli anziani</li>
<li>Miglioramento di forza ed ipertrofia post intervento chirurgico</li>
<li>Maggiore attivazione muscolare</li>
<li>Aumento dell’ormone della crescita</li>
</ul>
<h4><strong>Letteratura scientifica a sostegno</strong></h4>
<p>Chiarito il che cos’è il Blood Flow Restriction, dobbiamo dunque comprendere <strong>perché si riescano ad ottenere questi risultati</strong>.</p>
<p>In pratica, grazie all’impiego delle tourniquet, <strong>si crea un ambiente ipossico</strong> all’interno dello specifico gruppo muscolare sul quale si lavora, il che permette ad un esercizio a carichi ridotti di <strong>creare un effetto significativo in termini di forza ed ipertrofia</strong>.</p>
<p>La letteratura scientifica è tutt’ora all’opera per dare sostegno a questi risultati, andando ad <strong>analizzare i dati</strong> e soprattutto ad <strong>ipotizzare (e confermare) i meccanismi fisiologici</strong> che si attivano grazie al PBFR.</p>
<p>Possiamo citare una ricerca sull’<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33600282/">allenamento con restrizione del flusso sanguigno e atleta ad alte prestazioni</a> nella quale si dimostra come<strong> l&#8217;esercizio BFR alteri i fattori di stress fisiologici acuti</strong>, come la disponibilità locale di ossigeno nei muscoli e lo stress da taglio vascolare, che possono portare ad <strong>adattamenti cardiovascolari</strong> e ad un <strong>aumento del muscolo scheletrico</strong> che non sono facilmente ottenibili con l&#8217;allenamento convenzionale.</p>
<p>O ancora uno studio che dimostra come l&#8217;allenamento BFR a basso carico induca <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31725362/">adattamenti morfologici e meccanici del tendine di Achille</a> simili se non migliori rispetto all&#8217;allenamento di resistenza ad alto carico.<br />
Sono stati <strong>comparati i risultati ottenuti dopo 14 settimane di allenamento della forza con carichi differenti</strong>: 20/35% del massimale, 70/85% del massimale, gruppo di controllo.<br />
Prima e dopo l&#8217;intervento sono state valutate le proprietà meccaniche e del materiale, l&#8217;area della sezione trasversale muscolare (CSA) e la forza isometrica.<br />
I risultati finali dicono che <strong>il cambiamento adattativo nelle proprietà del tendine d&#8217;Achille</strong> in seguito all&#8217;allenamento di resistenza a basso carico con parziale occlusione vascolare, <strong>è del tutto paragonabile a quello ottenuto con allenamento di resistenza ad alto carico</strong> e dimostrano anche che l&#8217;allenamento con restrizione del flusso sanguigno a basso carico (LL-BFR) <strong>induce adattamenti benefici a livello muscolare</strong>.</p>
<h3><strong>Come e quando possiamo applicare il Blood Flow Restriction?</strong></h3>
<p>Abbiamo chiarito che cos’è il Blood Flow Restriction e anche portato degli studi a sostegno delle proprietà attribuite a questa metodologia ma, quando possiamo utilizzarla?</p>
<p><strong>L’ambito di applicazione è piuttosto vario</strong>:</p>
<ul>
<li>riabilitazione post intervento al ginocchio del legamento crociato anteriore o meniscale</li>
<li>pazienti con malattie infiammatorie da deperimento muscolare</li>
<li>riabilitazione post traumi muscoloscheletrici gravi</li>
<li>Pazienti con fattori di rischio per artrosi sintomatica del ginocchio</li>
<li>riabilitazione post applicazione di protesi articolari</li>
<li>riparazione di lesioni al Tendine d’Achille</li>
<li>riabilitazione a seguito di fratture</li>
<li>ri-atletizzazione a seguito di strappi/traumi muscolari</li>
<li>riabilitazione post lesioni nervose</li>
<li>riabilitazione post intervento al ginocchio per riparazioni di cartilagine o tendinopatie</li>
<li>Riabilitazione post intervento chirurgico o trauma alla spalla</li>
</ul>
<p>Lo <strong>staff di Training and Rehab è tra i pochi in Italia</strong> a poter applicare questo protocollo altamente innovativo, in tutta la casistica sopra elencata.<br />
Come sempre, <strong>sarà necessaria una valutazione personalizzata</strong> prima di avviare eventualmente il processo di allenamento/riabilitazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Staff fisioterapico: perché averlo agli eventi fa la differenza</title>
		<link>https://www.trainingandrehab.it/staff-fisioterapico-agli-eventi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2022 07:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[massaggio sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[massoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[staff fisioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[staff fisioterapico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’importanza dello staff fisioterapico è un tema al quale si è generalmente ancora poco attenti. Le squadre professioniste hanno ormai da tempo superato questo scoglio, ma stessa cosa non si può dire per il mondo del dilettantismo, dove ancora c’è una certa reticenza nel comprendere che la consulenza e l’operatività costante di uno staff fisioterapico rappresentano un’esigenza ed un vantaggio. La cultura sportiva è però, fortunatamente, un aspetto sul quale ci si concentra sempre con maggiore attenzione: anche se lentamente, l’approccio sta cambiando. E noi di Training and Rehab ne [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trainingandrehab.it/staff-fisioterapico-agli-eventi/">Staff fisioterapico: perché averlo agli eventi fa la differenza</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trainingandrehab.it">Training &amp; Rehab</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’importanza dello staff fisioterapico è un tema al quale si è generalmente ancora poco attenti.<br />
Le squadre professioniste hanno ormai da tempo superato questo scoglio, ma stessa cosa non si può dire per il mondo del dilettantismo, dove ancora c’è una certa <strong>reticenza nel comprendere che la consulenza e l’operatività costante di uno staff fisioterapico</strong> rappresentano <strong>un’esigenza ed un vantaggio</strong>.</p>
<p>La <strong>cultura sportiva</strong> è però, fortunatamente, un aspetto sul quale ci si concentra sempre con maggiore attenzione: anche se lentamente, l’approccio sta cambiando. E noi di Training and Rehab ne siamo l’esempio: nell’ultimo anno, abbiamo avuto la fortuna – ed il merito – di essere <strong>presenti in eventi importanti come staff fisioterapico di supporto agli atleti</strong>, nel corso di tutta la durata delle manifestazioni.</p>
<h2><strong>Qual è il ruolo dello staff fisioterapico</strong></h2>
<p>Prima di fare una carrellata degli eventi ai quali abbiamo partecipato e dell’attività svolta, vorremo porre l’accento sul <strong>“perché”</strong> ci teniamo così tanto a raccontarti la nostra esperienza.<br />
La condivisione può essere a nostro avviso un modo virtuoso per <strong>far sì che si ampli la consapevolezza</strong> nel mondo delle Società, delle Associazioni e anche delle Federazioni sportive di quanto il ruolo dello staff fisioterapico sia fondamentale.</p>
<p>Gli aspetti che soprattutto vanno valutati sono tre.</p>
<ol>
<li>
<h4>La prevenzione</h4>
</li>
</ol>
<p>L’atleta durante manifestazioni di più giorni che prevedono gare molto ravvicinate, <strong>mette a dura prova tanto il suo fisico quanto la sua tenuta mentale</strong>.<br />
Avere al proprio fianco uno staff fisioterapico, permette di <strong>avere sempre la situazione sotto controllo</strong>, <strong>evitando così quei fastidiosi infortuni</strong> che, appunto, un supporto professionale può prevenire.</p>
<ol start="2">
<li>
<h4>Il recupero</h4>
</li>
</ol>
<p>Durante eventi come quelli ai quali abbiamo partecipato, agli atleti è chiesto di<strong> mantenere alte le performance, a fronte di tempi di recupero spesso esigui</strong>.<br />
Poter lavorare con <strong>pressoterapia, trattamenti manuali, apparecchi elettromedicali</strong> quando ve ne è la necessità, aiuta il corpo a rigenerarsi più in fretta e, di conseguenza, l’atleta a farsi trovare pronto.</p>
<ol start="3">
<li>
<h4>La gestione dell’infortunio</h4>
</li>
</ol>
<p>A volte, anche con l’apporto di uno staff di professionisti, trauma e conseguente infortunio possono verificarsi.<br />
Anche in questo caso però, la <strong>repentina gestione della problematica</strong> può fare la differenza, non solo nel tempo di recupero post infortunio, ma anche nel risultato finale.<br />
<strong>Agire subito e con una linea appropriata</strong> è possibile solo se si ha uno staff fisioterapico al proprio fianco e, in caso di manifestazioni a durata più lunga, magari può esserci per l’atleta anche la possibilità di tornare a gareggiare.</p>
<p>A questi, che sono aspetti pratici, va poi aggiunto un <strong>quarto elemento, di tipo psicologico</strong>: la <strong>sicurezza dell’atleta</strong> nel sapere di essere seguito a vista da professionisti, è un elemento assolutamente non trascurabile.</p>
<h3><strong>La nostra esperienza</strong></h3>
<p>Grazie alla <strong>rete di relazioni</strong> che come Training and Rehab abbiamo saputo, con pazienza, costruire e alla collaborazione con la <strong>Bac Technology</strong>, quest’anno <strong>siamo stati presenti a diversi eventi sportivi</strong>: discipline completamente differenti tra di loro, ma atleti che condividono, in ogni caso, la necessità di essere affiancati da uno staff fisioterapico pronto a sostenerli tramite <strong>trattamenti massoterapici ed osteopatici, pressoterapia, tecar ed ultrasuono terapia</strong>.</p>
<ul>
<li><strong>Beach Volley World Championship Rome 2022</strong></li>
</ul>
<p><strong>Dal 10 al 19 giugno</strong>, come partner della Bac Technology, siamo stati presenti alla <strong>tappa romana del World Tour di Beach Volley</strong>.<br />
Le più forti coppie, maschili e femminili, provenienti da tutto il mondo si sono date battaglia in una kermesse ad alto impatto emotivo e fisico: essere a supporto degli atleti è stato un enorme arricchimento per noi, a livello umano e professionale.</p>

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<ul>
<li><strong>European Acquatics Roma 2022</strong></li>
</ul>
<p><strong>Nuoto, nuoto sincronizzato, fondo, tuffi e tuffi dalle grandi altezze</strong> sono le specialità racchiuse nei <strong>Campionati Europei</strong> tenutisi al <strong>Foro Italico dall’11 al 21 agosto</strong>.<br />
Il nostro staff fisioterapico ha seguito nello specifico gli <strong>specialisti dei tuffi dalle grandi altezze</strong>: una disciplina che mette a dura prova le capacità atletiche e la tenuta mentale degli sportivi. Esserci ci ha permesso di conoscere un mondo davvero molto interessante dove il concetto di “limite” assume connotati molto sfumati.</p>

<a href='https://www.trainingandrehab.it/staff-fisioterapico-agli-eventi/swim-rome_1/'><img width="170" height="300" src="https://www.trainingandrehab.it/wp-content/uploads/2023/07/Swim-Rome_1-170x300.jpeg" class="attachment-medium size-medium" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.trainingandrehab.it/wp-content/uploads/2023/07/Swim-Rome_1-170x300.jpeg 170w, https://www.trainingandrehab.it/wp-content/uploads/2023/07/Swim-Rome_1-579x1024.jpeg 579w, https://www.trainingandrehab.it/wp-content/uploads/2023/07/Swim-Rome_1-768x1359.jpeg 768w, https://www.trainingandrehab.it/wp-content/uploads/2023/07/Swim-Rome_1-600x1062.jpeg 600w, https://www.trainingandrehab.it/wp-content/uploads/2023/07/Swim-Rome_1.jpeg 828w" sizes="(max-width: 170px) 100vw, 170px" /></a>
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<a href='https://www.trainingandrehab.it/staff-fisioterapico-agli-eventi/swim-rome_4/'><img width="146" height="300" src="https://www.trainingandrehab.it/wp-content/uploads/2023/07/Swim-Rome_4-146x300.jpeg" class="attachment-medium size-medium" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.trainingandrehab.it/wp-content/uploads/2023/07/Swim-Rome_4-146x300.jpeg 146w, https://www.trainingandrehab.it/wp-content/uploads/2023/07/Swim-Rome_4-498x1024.jpeg 498w, https://www.trainingandrehab.it/wp-content/uploads/2023/07/Swim-Rome_4-768x1580.jpeg 768w, https://www.trainingandrehab.it/wp-content/uploads/2023/07/Swim-Rome_4-746x1536.jpeg 746w, https://www.trainingandrehab.it/wp-content/uploads/2023/07/Swim-Rome_4-600x1235.jpeg 600w, https://www.trainingandrehab.it/wp-content/uploads/2023/07/Swim-Rome_4.jpeg 777w" sizes="(max-width: 146px) 100vw, 146px" /></a>
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<ul>
<li><strong>Fei World Championship Pratoni – Roma 2022</strong></li>
</ul>
<p>L’Impianto Sportivo Equestre di <strong>Rocca di Papa</strong> ha ospitato <strong>dal 15 al 25 settembre</strong> una delle più celebrate manifestazioni multidisciplinari legate al mondo dell’equitazione.<br />
Ai <strong>FEI World Championship di Concorso Completo e Attacchi</strong> hanno partecipato campioni e campionesse di caratura internazionale e noi ci siamo presi cura dei loro muscoli, messi a dura prova da giorni di gare.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-1636 aligncenter" src="https://www.trainingandrehab.it/wp-content/uploads/2023/07/FEI-300x165.jpeg" alt="" width="300" height="165" /></p>
<p>Nel 2022 questi sono stati gli eventi più importanti ai quali lo staff fisioterapico di Training and Rehab ha preso parte: l<strong>’impegno è di migliorare ancora e costantemente il nostro palmares</strong>, anche per contribuire nel nostro piccolo ad aumentare la cultura sportiva su questo particolare aspetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Metodo Bertelè per la rieducazione posturale</title>
		<link>https://www.trainingandrehab.it/rieducazione-posturale-con-il-metodo-bertele/</link>
					<comments>https://www.trainingandrehab.it/rieducazione-posturale-con-il-metodo-bertele/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2022 04:38:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[metodo bertelè]]></category>
		<category><![CDATA[rieducazione posturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La rieducazione posturale è un lavoro complesso che deve tenere necessariamente conto delle specifiche legate alla problematica del paziente, ma anche al suo complesso emotivo ed emozionale. Tra le metodologie che possono essere usate per lavorare su questo fondamentale aspetto per giungere ad un riequilibrio, il Metodo Bertelè. Il Metodo Bertelè Il metodo si occupa fondamentalmente di rieducazione posturale globale e prende il nome dalla dottoressa Laura Bertelè, medico ortopedico, fisiatra e psicologa, che ha insegnato per anni al fianco di Francoise Mézières, fisioterapista francese che per prima ha introdotto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La<strong> rieducazione posturale</strong> è un lavoro complesso che deve tenere necessariamente conto delle specifiche legate alla <strong>problematica del paziente</strong>, ma anche al suo <strong>complesso emotivo ed emozionale</strong>.<br />
Tra le metodologie che possono essere usate per lavorare su questo fondamentale aspetto per <strong>giungere ad un riequilibrio</strong>, il <a href="http://www.metodobertele.it/">Metodo Bertelè</a>.</p>
<h3><strong>Il Metodo Bertelè</strong></h3>
<p>Il metodo si occupa fondamentalmente di <strong>rieducazione posturale globale</strong> e prende il nome dalla <strong>dottoressa Laura Bertelè</strong>, medico ortopedico, fisiatra e psicologa, che ha insegnato per anni <strong>al fianco di Francoise Mézières</strong>, fisioterapista francese che per prima ha introdotto il concetto di <strong>“catene muscolari”</strong>.</p>
<p>Secondo Mézières <strong>i muscoli del corpo</strong> non lavorano indipendentemente l’uno dall’altro, ma <strong>sono funzionalmente collegati in 5 catene muscolari</strong> e si comportano come se fossero<strong> un unico muscolo</strong> che va dalla testa ai piedi.</p>
<p>Lo scopo principale di questo metodo è dunque quello di <strong>riequilibrare la muscolatura</strong> con l’<strong>allungamento dei muscoli più contratti</strong>, in modo da equilibrare agonisti e antagonisti, e di <strong>lavorare sui dismorfismi</strong> &#8211; quali scoliosi, cifosi, iperlordosi, squilibri posturali &#8211; del nostro corpo in modo da ripristinarne la funzione.</p>
<h3><strong>L’importanza dell’aspetto psico-fisico</strong></h3>
<p>Il Bertelè aggiunge poi al metodo Mézières una visione globale, dal punto di vista psicofisico: <strong>il corpo come specchio della storia emozionale dell’individuo</strong>. Ogni dolore, deformazione, contrattura sono sintomi di un disagio, di una sofferenza profonda, di una difficoltà di comunicazione della persona con sé stessa e con l’ambiente che la circonda. Ogni <strong>emozione non elaborata</strong> resta infatti imprigionata nel corpo.</p>
<p>Agendo su <strong>muscoli e tessuto connettivo</strong>, il Metodo Bertelè <strong>migliora la postura e la flessibilità del corpo</strong> e dona un<strong> senso di benessere e vitalità fisica e psichica</strong>.<br />
Il suo approccio delicato, molto simile ad un massaggio, fa sì che sia ben accetto sia nell’età evolutiva che durante l’adolescenza, e di conseguenza anche in fase adulta, dove si cerca di prevenire e trattare tutte quelle problematiche di tipo artrosico  &#8211; cervicalgie, lombalgie, sciatalgie, ernie discali &#8211; e le conseguenze di patologie neurologiche come la rigidità nel morbo di Parkinson o l’emiparesi nell’ictus.</p>
<h2><strong>Le fasi del trattamento con il Metodo Bertelè per la rieducazione posturale</strong><strong><br />
</strong></h2>
<p>Ogni seduta è preceduta da un <strong>esame obiettivo posturale</strong>, in cui il soggetto viene <strong>osservato sui 4 profili</strong></p>
<ul>
<li>di fronte</li>
<li>di schiena</li>
<li>laterale destro</li>
<li>laterale sinistro</li>
</ul>
<p>per valutare le esigenze del momento specifico.</p>
<p>Una volta conclusa la valutazione, il paziente viene fatto <strong>sdraiare in posizione supina con le braccia a croce</strong>, poggiate su appositi supporti, e il terapista inizia ad allungare i muscoli tramite <strong>massaggi di stiramento e posture</strong>, ponendo <strong>particolare attenzione alla respirazione</strong> per favorire un più rapido rilassamento.<br />
Ogni seduta dura dai 45 ai 60 minuti circa.</p>
<h3><strong>A chi è rivolto il Metodo Bertelè</strong></h3>
<p>Questo metodo per la rieducazione posturale è rivolto a tutti coloro che vogliono <strong>star meglio nel proprio corpo</strong>.</p>
<p><strong>Aiuta</strong> infatti <strong>la persona a</strong>:</p>
<ul>
<li>ascoltare il proprio corpo</li>
<li>assumere spontaneamente le posture più corrette</li>
<li>eliminare le posture viziate</li>
<li>superare ed eliminare le tensioni e le contratture muscolari conseguenti</li>
</ul>
<p><strong>È indicato per atleti, sportivi, danzatori, ma anche musicisti</strong> e chiunque desideri mantenere e migliorare le proprie <strong>prestazioni muscolari e motorie</strong>.<br />
<strong>Gli sportivi</strong> possono trarre grandi benefici da questo metodo e raggiungere prestazioni ottimali, soprattutto quando lo sport richiede <strong>rapidità, elasticità, velocità e flessibilità</strong>.</p>
<p>Per i giovani e i giovanissimi sportivi inoltre, questo trattamento volto alla rieducazione posturale è essenziale per <strong>favorire lo sviluppo armonico ed equilibrato del sistema muscolare</strong> in una fase della vita sempre molto delicata come quella della crescita.</p>
<p style="text-align: right"><em>Veronica Minati</em><br />
<em>Chinesiologa e Massofisioterapista</em></p>
<p>[foto <span style="font-size: 11.0pt;font-family: 'Calibri',sans-serif;color: #0260bf">www.metodobertele.it]</span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Calcificazione tendinea, come riconoscerla e trattarla</title>
		<link>https://www.trainingandrehab.it/calcificazione-tendinea-come-riconoscerla-e-trattarla/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2022 14:23:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[calcificazione tendinea]]></category>
		<category><![CDATA[tendinite]]></category>
		<category><![CDATA[tendinopatia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La tendinite è una patologia piuttosto diffusa negli sportivi, ma anche in particolari categorie di lavoratori che si trovano a ripetere con frequenza elevata e giornaliera la stessa tipologia di movimenti. In casi particolari, che vedremo nel proseguo dell’articolo, possiamo parlare di calcificazione tendinea: capiremo a quali sintomi si accompagna e come trattarla. Calcificazione tendinea: definizione e cause La calcificazione tendinea è una tendinopatia. Quello che si innesca è cioè un processo degenerativo che interessa i tendini e consiste nella sedimentazione di minerale osseo sulla superficie dei tessuti connettivali tendinei. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.trainingandrehab.it/calcificazione-tendinea-come-riconoscerla-e-trattarla/">Calcificazione tendinea, come riconoscerla e trattarla</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.trainingandrehab.it">Training &amp; Rehab</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>tendinite</strong> è una patologia piuttosto diffusa <strong>negli sportivi</strong>, ma anche <strong>in particolari categorie di lavoratori</strong> che si trovano a ripetere con frequenza elevata e giornaliera la stessa tipologia di movimenti.<br />
In casi particolari, che vedremo nel proseguo dell’articolo, possiamo parlare di <strong>calcificazione tendinea</strong>: capiremo a quali sintomi si accompagna e come trattarla.</p>
<h2><strong>Calcificazione tendinea: definizione e cause</strong></h2>
<p>La calcificazione tendinea è una <strong>tendinopatia</strong>.<br />
Quello che si innesca è cioè un <strong>processo degenerativo che interessa i tendini</strong> e consiste nella <strong>sedimentazione di minerale osseo</strong> sulla superficie dei tessuti connettivali tendinei.</p>
<p>La <strong>causa primaria</strong> della calcificazione <strong>è l&#8217;infiammazione cronica</strong>.<br />
Va però sottolineato che non tutte le tendiniti danno luogo ad una calcificazione tendinea: è opportuno quindi operare un ulteriore livello di definizione e parlare di <strong>tendinite calcifica</strong>, provocata dalla <strong>ripetizione cronica di lievi microtraumi</strong>.</p>
<p>La calcificazione tendinea è responsabile di <strong>dolore, riduzione dell&#8217;elasticità, compromissione della mobilità e aumento del rischio di rottura</strong>.</p>
<p>I distretti corporei maggiormente colpiti dalle calcificazioni tendinee sono:</p>
<ul>
<li>spalla (tendine del muscolo sovraspinato)</li>
<li>tendine di Achille (tendine del tricipite surale)</li>
<li>ginocchio (tendine del quadricipite femorale)</li>
<li>gomito (estensori dell’avambraccio)</li>
</ul>
<p>Fin da subito anticipiamo una domanda: <strong>che cosa si può fare per evitarle?</strong><br />
L&#8217;accorgimento più importante da adottare riguarda senza dubbio la<strong> prevenzione</strong>, perché la possibilità di soffrire di tendinite calcifica aumenta se lo stile di vita adottato è scorretto.</p>
<h3><strong>Sintomi frequenti</strong></h3>
<p>Quali sono i campanelli d’allarme che possono suggerirci la presenza di una tendinite calcifica?<br />
Il <strong>panorama dei sintomi</strong> può essere vasto, ma una combinazione dei seguenti ci dà degli indizi abbastanza concreti:</p>
<ul>
<li>dolore nei movimenti specifici</li>
<li>dolore alla palpazione</li>
<li>rigidità articolare</li>
<li>limitazione dei movimenti</li>
<li>sensazione di instabilità articolare</li>
<li>perdita di forza</li>
<li>assottigliamento, allungamento e fragilità dei tendini</li>
</ul>
<p>L’unico modo per avere certezza della presenza di una calcificazione tendinea è comunque ricorrere ad <strong>esami diagnostici prescritti dallo specialista</strong>, nello specifico una approfondita ecografia del tratto interessato dai sintomi e, se ve ne fosse bisogno anche per escludere altre problematiche con manifestazioni analoghe, radiografia e risonanza magnetica.</p>
<h2><strong>Trattamento della calcificazione tendinea</strong></h2>
<p>L’<strong>approccio iniziale</strong> da tentare è sempre quello <strong>conservativo</strong>, nel quale il primo step è l’<strong>eliminazione delle possibili cause scatenanti</strong> &#8211; quali difetti posturali, sollecitazioni da sovraccarico, errata esecuzione tecnico-sportiva o motoria dei gesti consuetudinari, scelta sbagliata di strumenti o calzature &#8211; associata al riposo.</p>
<p>A livello operativo, si andrà ad intervenire invece con:</p>
<ul>
<li><strong>terapia strumentale</strong>, tecarterapia ed ultra suono a bassa frequenza</li>
<li>trattamento <strong>massofisioterapico
<p></strong></li>
</ul>
<p style="text-align: right"><em>Chiara Petrellini</em><br />
<em>Massofisioterapista e Massaggiatrice Sportiva</em></p>
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		<title>Il ginocchio, un’articolazione misteriosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2022 05:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ginocchio è una delle articolazioni più importanti del nostro corpo, ma al contempo una delle più delicate in quanto non dotata di una stabilità ottimale. A differenza da quanto normalmente si crede, la gonalgia non è un disturbo che colpisce solo gli anziani con difficoltà di deambulazione, ma anche giovani sportivi. I sintomi più comuni con cui si presenta sono: forte dolore al ginocchio ematomi gonfiore difficoltà nei movimenti blocco dell’articolazione difficoltà a sostenere il peso corporeo durante la deambulazione Gonalgia nell&#8217;anziano e nello sportivo Come accennato poco sopra, dolore e problematiche al ginocchio non sono [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il ginocchio è una delle articolazioni più importanti del nostro corpo, ma al contempo una delle più delicate in quanto non dotata di una stabilità ottimale.<br />
A differenza da quanto normalmente si crede, la <strong>gonalgia </strong>non è un disturbo che <strong>colpisce </strong>solo gli<strong> anziani</strong> con difficoltà di deambulazione, ma <strong>anche</strong> <strong>giovani sportivi.</p>
<p></strong>I <strong>sintomi più comuni</strong> con cui si presenta sono:</p>
<ul>
<li>forte dolore al ginocchio</li>
<li>ematomi</li>
<li>gonfiore</li>
<li>difficoltà nei movimenti</li>
<li>blocco dell’articolazione</li>
<li>difficoltà a sostenere il peso corporeo durante la deambulazione</li>
</ul>
<h3>Gonalgia nell&#8217;anziano e nello sportivo</h3>
<p>Come accennato poco sopra, dolore e problematiche al ginocchio non sono appannaggio solamente delle persone in età avanzata.</p>
<p>Possiamo infatti ritrovarci in due situazioni</p>
<ol>
<li>la prima, generalmente a carico della <strong>persona “più giovane”</strong> e di <strong>origine traumatologica </strong>che <strong>colpisce lo sportivo</strong> per eccellenza, <strong>ma anche la persona</strong> che va a farsi una sciata o comunque che è <strong>soggetta a un trauma</strong> durante un certo tipo di attività;</li>
<li>la seconda è determinata da problemi legati ai “chilometri percorsi” e quindi all’<strong>usura che l’articolazione ha ricevuto a livello cartilagineo</strong>: un po’ di <strong>artrosi </strong>che si fa progressivamente più aggressiva.</li>
</ol>
<p>In generale, tra le <strong>possibili cause della gonalgia</strong> possiamo elencare:</p>
<ul>
<li>problemi di postura</li>
<li>ipotonicità dei muscoli dell’interno coscia</li>
<li>disfunzione del bacino, di una caviglia o di un piede</li>
<li>disfunzione della colonna vertebrale</li>
<li>problematiche viscero somatiche</li>
<li>disfunzione cranio sacrale</li>
</ul>
<h3>Cause di infortuni, traumi, dolori al ginocchio</h3>
<p>Spesso la causa di infortuni al ginocchio è attribuita a <strong>squilibri o</strong> ad affaticamenti <strong>muscolari</strong>, oppure a <strong>movimenti estremi che provocano distorsioni alle articolazioni</strong>.<br />
Tuttavia tra i fattori che predispongono soventemente questa articolazione agli infortuni c’è una componente che spesso viene trascurata:<strong> l’apparato viscerale</strong>.</p>
<p>Cerchiamo di capire come quest’ultimo <strong>può influire sulla meccanica dell’arto inferiore</strong> e come eventuali sue alterazioni possono essere individuate e trattate sia dopo sia prima del trauma.<br />
Mediante il riequilibro degli arti inferiori è infatti <strong>possibile prevenire eventuali lesioni più o meno invalidanti.</strong></p>
<p>Per spiegare meglio partiamo dal <strong>sistema muscolo scheletrico dell’arto inferiore.<br />
</strong><br />
Il ginocchio si muove prevalentemente su un piano, quello sagittale, ed inizia a soffrire quando il femore si presenta troppo in rotazione interna o in rotazione esterna in quanto deve compensare questo eccessivo ipertono dei muscoli intra ed extrarotatori dell’anca, per poter gestire meglio anche la semplice deambulazione.</p>
<p>Questa situazione è sufficiente a provocare un <strong>conflitto femoro-rotuleo, causa di fastidiose condropatie</strong>.<br />
Spesso il quadro descritto finora è il p<strong>assaggio finale di una situazione più complessa</strong>: infatti <strong>ci sono tensioni viscerali che determinano la rotazione del femore</strong> e di conseguenza <strong>l’assetto dell’intero arto inferiore</strong>.<br />
Queste tensioni sono causate da <strong>disfunzioni osteopatiche</strong> (mobilità e motilità) <strong>dell’apparato digerente</strong> a loro volta causate da vari motivi (intolleranze, alimentazione squilibrata, disidratazione, malessere psico-fisico, etc.) e si ripercuotono per continuità fasciale sull’arto inferiore.</p>
<p>Un altro tipo di disfunzione osteopatica può essere trasmessa sempre per continuità fasciale <strong>dall’intestino all’aponeurosi dorso lombare e alla fascia glutea.<br />
</strong>Questo crea una c<strong>ostante tensione in rotazione esterna dell’anca</strong>, un <strong>ginocchio varizzato</strong> con compressione del menisco mediale e con<strong> maggior tensione sui legamenti</strong> che a lungo andare andranno incontro a degenerazione e minor resistenza in caso di movimenti improvvisi.<br />
Anche in questo caso <strong>la catena disfunzionale può proseguire verso la caviglia</strong> che sarà stimolata in inversione con stiramento dei legamenti collaterali esterni favorendo le distorsioni.</p>
<h4>Sedi primarie di disfunzione</h4>
<p>Molto spesso <strong>le sedi primarie di disfunzione non si trovano a livello del ginocchio</strong> ma in altri distretti:</p>
<ul>
<li><strong>Piede:</strong> le disfunzioni del piede possono essere secondarie a distorsioni e molto spesso coinvolgono il perone con conseguente disassamento del legamento collaterale laterale, oltre che del muscolo bicipite femorale. Anche le disfunzioni intrinseche del tarso possono dare adattamenti sul ginocchio.<br />
In questi casi è necessario riequilibrare il piede per poter riportare il ginocchio in condizioni ottimali.</li>
<li><strong>Bacino:</strong> per quanto riguarda il bacino le disfunzioni dell’osso sacro e delle ossa iliache provocano moltissimi problemi a livello del ginocchio.<br />
Innanzitutto i muscoli ischio crurali, cioè i muscoli posteriori della coscia, partono tutti dall’osso iliaco (dalla porzione ischiatica) e terminano tutti poco sotto il ginocchio, creando importanti disagi di tipo dinamico.<br />
Inoltre le disfunzioni iliache portano fuori asse il capo lungo del muscolo quadricipite femorale costringendo la rotula a deviare verso l’esterno. Questa situazione, con il passare del tempo, può causare l’insorgenza di un’artrosi femoro rotulea o artrosi femoro patellare. In casi del genere è necessario correggere la disfunzione iliaca.</li>
<li><strong>Colonna vertebrale:</strong> a volte anche disfunzioni della colonna vertebrale lombare possono essere veicolate al ginocchio attraverso le fasce e i muscoli dell’arto inferiore. Quindi per portare un beneficio al ginocchio bisogna correggere la colonna vertebrale.</li>
<li><strong>Disfunzioni cranio sacrali:</strong> per quanto riguarda le disfunzioni del sacro, molto spesso possono essere di natura cranio sacrale cioè partire dalla base del cranio: in questo modo una disfunzione craniale può portare indirettamente un problema al ginocchio.</li>
</ul>
<h2>Trattamento osteopatico in caso di dolore al ginocchio</h2>
<p>Questa complessa fase di approfondimento, è stata necessaria per comprendere come<strong> un problema al ginocchio</strong>, qualunque ne sia la parte coinvolta, non può essere risolto con un intervento diretto solo al ginocchio stesso.<br />
Un <strong>trattamento efficace e duraturo</strong> deve <strong>prendere in considerazione anche i segmenti a monte e a valle</strong> poiché molto spesso è da lì che si sviluppano i problemi.</p>
<p>Sicuramente una buona diagnosi di disfunzione può facilitare ed evitare l&#8217;intervento chirurgico o, quanto meno, allontanarlo.</p>
<p>L’<strong>osteopatia</strong> rappresenta un valido aiuto per la cura del dolore al ginocchio.<br />
I trattamenti sono adatti veramente a tutti in quanto <strong>non</strong> ci sono delle <strong>controindicazioni legate alla fascia d’età del paziente</strong>.<br />
Tramite una pratica di <strong>manipolazione non invasiva e non dolorosa</strong>, l’osteopata <strong>ridurrà la tensione nei tessuti</strong> permettendo così al paziente di recuperare, <strong>in</strong> <strong>parte o totalmente la</strong><strong> mobilità </strong>dell’articolazione interessata.</p>
<p>Abbinato ad un buon percorso terapeutico osteopatico, si suggerisce sempre di <strong>affidarsi ad un professionista della riabilitazione</strong> per eseguire ed educare il ginocchio ad avere un movimento ottimale e rieducare tutto il sistema di compensi che possono essere subentrati.</p>
<p style="text-align: right"><em>Steven Petrelli, Osteopata D.O. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lesione al tendine d’Achille</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 08:21:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[lesione tendine d'achille]]></category>
		<category><![CDATA[tendine d'achille]]></category>
		<category><![CDATA[tendinite]]></category>
		<category><![CDATA[tendinopatia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’interessamento del tendine d’Achille nelle lesioni da sovraccarico dell’atleta è estremamente frequente in particolare in quelle persone dove esistono già delle pregresse situazioni di infortunio o di stress muscolare. Attraverso questo articolo, andremo quindi a creare una più ampia consapevolezza sulla lesione al tendine d’Achille: partiremo dalla definizione, per poi valutare diagnosi, tipologia di intervento e recupero. Definizione Il tendine d’Achille, attraverso il muscolo tricipite della sura, si inserisce nel calcagno ed ha una importante funzione antigravitaria in equilibrio con il sistema quatricipitale. Anatomicamente, è una spessa banda di tessuto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>interessamento del tendine d’Achille</strong> nelle lesioni da sovraccarico dell’atleta è estremamente frequente in particolare in quelle persone dove esistono già delle <strong>pregresse situazioni di infortunio o di stress muscolare</strong>.<br />
Attraverso questo articolo, andremo quindi a creare una più ampia consapevolezza sulla lesione al tendine d’Achille: partiremo dalla definizione, per poi valutare <strong>diagnosi, tipologia di intervento e recupero</strong>.</p>
<h3><strong>Definizione</strong></h3>
<p>Il tendine d’Achille, attraverso il muscolo tricipite della sura, si inserisce nel calcagno ed <strong>ha una importante funzione antigravitaria in equilibrio con il sistema quatricipitale</strong>.<br />
Anatomicamente, è una <strong>spessa banda di tessuto connettivo fibroso</strong>, <strong>estremamente flessibile ed elastica</strong>, che riunisce le porzioni terminali dei muscoli del polpaccio, gastrocnemio e soleo, e si estende fino al piede, nella cosiddetta tuberosità calcaneare dove stabilisce un robusto contatto.</p>
<p>Questa complessa struttura è <strong>sottoposta a sollecitazioni</strong> molto importanti sia come durata che come intensità. Per tale motivo, in questa sede <strong>possono crearsi micro lacerazioni</strong>, più o meno gravi, che con adeguato riposo e terapie adatte vengono spontaneamente riparate.</p>
<p>Se il periodo di riposo però non viene rispettato in modo corretto e si continua a sovraccaricare la zona in modo errato, si può andare incontro a <strong>paratendinite</strong> (tendinite acuta dell’atleta) e alla successiva degenerazione del tendine, detta <strong>tendinosi</strong>.</p>
<p>L’incidenza della lesione al tendine d’Achille e conseguenti tendinopatie è nettamente aumentata con la comparsa di terreni sintetici in alcuni sport, con l’uso di calzature particolari e con l’esasperata dinamizzazione di discipline come calcio e calcio a 5, basket, pallavolo, tennis, padel.</p>
<h2><strong>Quadro clinico per la diagnosi di lesione al tendine d&#8217;Achille</strong></h2>
<p>Quali sono i segnali che possono far pensare a lesioni del tendine d’Achille?<br />
Sicuramente ci sono dei <strong>sintomi</strong> che permettono ad un professionista di codificare una lesione del tendine d’Achille quali:</p>
<ul>
<li>dolore dopo l’allenamento</li>
<li>edema</li>
<li>ispessimento del tendine</li>
<li>crepitio alla palpazione (come “neve fresca”)</li>
</ul>
<p>È  necessario comunque un <strong>ulteriore step</strong> che vada a supportare l’esame clinico e che sarà richiesto dallo specialista di riferimento e che coincide con <strong>esami diagnostici</strong></p>
<ul>
<li>valutazioni radiografiche per individuare eventuali calcificazioni e deformità calcaneali</li>
<li>risonanza magnetica completa per vedere il decorso del tendine</li>
<li>ecografia, anche comparativa con l’altro arto</li>
<li>analisi del cammino e della corsa</li>
</ul>
<h2><strong>Tipologia di intervento su lesioni del tendine d’Achille e prospettive di lavoro</strong></h2>
<p>Una problematica di questo tipo può essere affrontata, a seconda della valutazione dell’ortopedico a conclusione di tutti gli esami sopra citati, con due percorsi completamente differenti.</p>
<p>Si può ricorre alla <strong>terapia definita “non cruenta o conservativa”</strong>, che comprende:</p>
<ul>
<li>terapia antinfiammatoria</li>
<li>terapia fisica locale (laser, tecarterapia, onde d’urto)</li>
<li>ortesi per la correzione della distribuzione dei carichi</li>
<li>tacchi o talloniere per detendere le strutture posteriori</li>
<li>esercizio fisico</li>
<li>sospensione completa della corsa fino alla guarigione</li>
</ul>
<p><strong>L’esercizio fisico è senza dubbio uno dei metodi migliori,</strong> svolto sia in acqua che a terra, <strong>per non perdere la capacità propriocettiva</strong> data dallo stop o dalla poca mobilizzazione conseguente ad accertata lesione del tendine d’Achille.<br />
È importante infatti <strong>mantenere il tono muscolare della gamba e della muscolatura intrinseca ed estrinseca</strong> <strong>del piede</strong>, stimolare di continuo la propriocettività e lavorare sulla mobilità della caviglia e sullo stretching.</p>
<p>La t<strong>erapia “cruenta” </strong>riguarda invece l’<strong>intervento chirurgico</strong>, che in base al quadro clinico, prevede:</p>
<ul>
<li>apertura delle guaine</li>
<li>scarificazioni del tendine per aumentare la vascolarizzazione</li>
<li>trapianto muscolare a lembo peduncolato</li>
</ul>
<p>La <strong>ripresa dopo l’intervento</strong> a seconda del trattamento chirurgico utilizzato, dovrà prevedere <strong>in una prima fase un lavoro di terapia manuale</strong> e <strong>un lavoro in acqua</strong> per poi terminare con <strong>lavoro a secco di riatletizzazione completo</strong>.</p>
<div class="post-content">
<div style="text-align: right"><em>Andrea Cavalletti </em></div>
<div style="text-align: right"><em>Chinesiologo e Preparatore Atletico</em></div>
</div>
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		<title>Beach Volley World Championship: TandR farà parte della squadra!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jun 2022 08:12:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 10 al 19 Giugno Roma sarà teatro di un grande evento internazionale di sport, il Beach Volley World Championship – Rome 2022. Nello splendido scenario offerto dal Foro Italico, ad affrontarsi saranno le coppie più forti di tutto il mondo, per una tappa che sarà sicuramente emozionante ed un appuntamento immancabile per gli appassionati. Il ritmo che gli atleti dovranno tenere sarà altissimo, con un impegno fisico e mentale massimo per ottenere sempre performance di livello. Ad affiancarli, ci saremo anche noi di Training and Rehab, come partner fisioterapico [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 10 al 19 Giugno Roma sarà teatro di un grande evento internazionale di sport, il Beach Volley World Championship – Rome 2022.<br />
Nello splendido scenario offerto dal Foro Italico, ad affrontarsi saranno le coppie più forti di tutto il mondo, per una tappa che sarà sicuramente emozionante ed un appuntamento immancabile per gli appassionati.</p>
<p>Il ritmo che gli atleti dovranno tenere sarà altissimo, con un impegno fisico e mentale massimo per ottenere sempre performance di livello.</p>
<p>Ad affiancarli, ci saremo anche noi di Training and Rehab, come partner fisioterapico della Bac Technology che sarà Official Supplier di questa importantissima manifestazione.</p>
<h3><strong>Lo scacchiere della manifestazione</strong></h3>
<p>L’occasione sarà di quelle che fanno tremare le ginocchia agli appassionati del beach volley, grazie ad un tabellone che permetterà di fare un vero e proprio giro del mondo attraverso le coppie più quotate del ranking.</p>
<p>Argentina, Australia, Austria, Bielorussia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, Costa Rica, Repubblica Ceca, Repubblica Domenicana, Danimarca, Equador, Egitto, Inghilterra, Estonia, Finlandia, Francia, Gambia, Germania, Ghana, Grecia, Iran, Italia, Giappone, Kazakistan, Lettonia, Lituania, Messico, Marocco, Mozambico, Olanda, Nuova Zelanda, Nicaragua, Norvegia, Paraguay, Polonia, Portorico, Qatar, Russia, Ruanda, Serbia, Spagna, Svizzera, Thailandia, Turchia, Ucraina, Stati Uniti e Uruguay: questo l’elenco completo delle nazioni partecipanti.</p>
<p>Si inizia il 10 giugno, per arrivare poi alla finalissima del 19 giugno che svelerà al mondo volti e nomi dei campioni della kermesse romana.</p>
<h3><strong>L’importanza dell’apporto fisioterapico </strong></h3>
<p>Atleti della caratura di quelli che parteciperanno al Beach Volley World Championship sono abituati a tenere ritmi elevati ed il loro corpo è concepito per essere una macchina praticamente perfetta, in grado di rispondere alle sollecitazioni di giornate estenuanti di gare e ad adattarsi, contraendo i tempi di recupero per essere sempre pronti a fornire performance da extra terrestri.</p>
<p>Nel loro percorso, sia in preparazione ad eventi come questo che nei giorni delle competizioni, c’è però un aspetto che deve essere parte integrante di un approccio volto al mantenimento della condizione psicofisica ottimale: essere affiancati da staff di professionisti a livello fisioterapico, osteopatico e massofisioterapico è fondamentale per garantire la quadratura del cerchio.</p>
<p>La Bac Technology progetta, produce e commercializza dispositivi medicali per la terapia fisica, riabilitativa e dermatologica ed avrà quest’anno il delicato ruolo supportare gli atleti che parteciperanno al Beach Volley World Championship 2022, in qualità di Official Supplier.</p>
<p>Tre saranno i Physio Point allestiti con i dispositivi Bac Technology, all’interno dei quali i giocatori potranno godere di trattamenti fisioterapici e massaggi decontratturanti: vogliamo ringraziare la Bac Technology per averci scelto come staff per affiancarli in questi 10 giorni al servizio degli atleti di Rome 2022.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ernia del disco: che cos’è e come affrontarla</title>
		<link>https://www.trainingandrehab.it/ernia-del-disco-che-cose-e-come-affrontarla/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[emanuele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 May 2022 08:21:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.trainingandrehab.it/ernia-del-disco-che-cose-e-come-affrontarla/</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’ernia del disco è una patologia degenerativa a carico del complesso osteo-articolare tra una vertebra e l’altra. In teoria dovrebbe dunque verificarsi solamente in età avanzata, ma ci sono delle concause che possono innescarla anche in età giovanile. Affronteremo questa problematica da diversi punti di vista, seguendo una scaletta che ti aiuti ad arrivare alla fine del percorso con una maggiore consapevolezza: Definizione Classificazione Trattamento Come si manifesta l’ernia del disco Chiarire il quadro generale di riferimento è sempre il primo passo per arrivare alla chiara definizione di una problematica [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’ernia del disco è una <strong>patologia degenerativa</strong> a carico del <strong>complesso osteo-articolare tra una vertebra e l’altra</strong>.<br />
In teoria dovrebbe dunque verificarsi solamente in età avanzata, ma ci sono delle concause che possono innescarla anche in età giovanile.</p>
<p>Affronteremo questa problematica da diversi punti di vista, seguendo una scaletta che ti aiuti ad arrivare alla fine del percorso con una maggiore consapevolezza:</p>
<ul>
<li>Definizione</li>
<li>Classificazione</li>
<li>Trattamento</li>
</ul>
<h2><strong>Come si manifesta l’ernia del disco</strong></h2>
<p>Chiarire il quadro generale di riferimento è sempre il primo passo per arrivare alla chiara definizione di una problematica in ambito medico.<br />
Il <strong>disco vertebrale</strong> è costituito da due parti</p>
<ul>
<li><strong>l’anulus fibroso</strong>, che si colloca in zona periferica</li>
<li><strong>il nucleo polposo</strong>, dalla conformazione gelatinosa, che si trova appunto al centro</li>
</ul>
<p>Si parla di ernia del disco quando l’anulus fibroso è vittima di un <strong>processo di degenerazione che ne causa la rottura, lacerazione o sfiancamento</strong>, tale da provocare una dislocazione del nucleo polposo.</p>
<p>Tale spostamento può agire <strong>irritando o comprimendo le strutture nervose adiacenti, provocando</strong></p>
<ul>
<li>formicolio</li>
<li>sensazione di avere addosso una ragnatela</li>
<li>intorpidimento</li>
<li>riduzione della sensibilità</li>
<li>sensazione di bruciore</li>
<li>sensibilità particolare al caldo o al freddo</li>
<li>dolore</li>
<li>incapacità di sollevare l’arto</li>
</ul>
<h3><strong>Perché si innesca il processo degenerativo dell’anulus fibroso?</strong></h3>
<p>Come detto in apertura, l’ernia del disco è una patologia degenerativa. Si potrebbe quindi credere che colpisca solamente le fasce più anziane della popolazione.<br />
Così però non è, perché<strong> intervengono vari fattori quali</strong>:</p>
<ul>
<li>familiarità genetica</li>
<li>stress o traumi vertebrali</li>
<li>protrarsi di posture scorrette</li>
<li>applicazione di carichi sbilanciati sulla colonna vertebrale</li>
<li>fumo e sovrappeso</li>
</ul>
<p>che possono provocare l’<strong>innescarsi precoce del processo degenerativo</strong> che conduce appunto al formarsi dell’ernia discale.</p>
<h3><strong>Classificazione</strong></h3>
<p>Possiamo operare una prima <strong>classificazione</strong> delle ernie del disco <strong>in base alla frequenza con la quale possono verificarsi</strong>.<br />
Iniziando dalle più frequenti e scalando, abbiamo</p>
<ol>
<li>lombari</li>
<li>cervicali</li>
<li>dorsali</li>
</ol>
<p><strong>A seconda della localizzazione, il paziente potrebbe lamentare</strong> cervicalgia, cervico-brachialgia, dolore dorsale o intercostale, dolore lombare, lombo-sciatalgia o sciatica, lombo-cruralgia.</p>
<p>Volendo invece guardare al l<strong>ivello di complessità della patologia</strong>, legata al grado di fuoriuscita del nucleo, possiamo parlare di</p>
<ul>
<li><strong>ernia contenuta</strong>, se la sporgenza del disco è limitata al canale vertebrale ed il nucleo si trova ancora all’interno del legamento longitudinale posteriore</li>
<li><strong>protrusa</strong>, se il nucleo si è parzialmente spostato a livello del midollo spinale, andando a provocare una rottura delle fibre dell’anulus fibroso e del legamento posteriore</li>
<li><strong>espulsa</strong>, quando la rottura dell’anulus fibroso è totale ed il nucleo esce dal canale verterbale, collocandosi sopra o sotto la vertebra più vicina</li>
</ul>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-1599 aligncenter" src="https://www.trainingandrehab.it/wp-content/uploads/2023/07/ernia-del-disco-300x197.jpeg" alt="" width="300" height="197" /></p>
<h3><strong>Differenza tra ernia del disco e protrusione discale</strong></h3>
<p>Avendo sopra parlato di <strong>“ernia protrusa”</strong>, è necessario porre l’attenzione sulla <strong>differenza tra tale condizione e una protrusione discale</strong>.</p>
<p>Quest’ultima è infatti una discopatia, che si verifica quando parte del nucleo schiaccia le fibre dell’anulus fibroso, senza romperle. Se non adeguatamente trattata, la protrusione può trasformarsi in un’ernia discale.</p>
<h2><strong>Come trattare l’ernia del disco</strong></h2>
<p>Dopo la <strong>diagnosi effettuata dall’ortopedico</strong> anche con l’ausilio di esami diagnostici, intervenire in maniera tempestiva è la chiave per limitare le problematiche connesse a questa particolare patologia.</p>
<p>Il primo passo consiste in un <strong>trattamento di tipo conservativo</strong> che andrà stabilito nello specifico valutando il caso particolare, ma che generalmente poggia su:</p>
<ul>
<li>tecar terapia</li>
<li>massofisioterapia</li>
<li>laser</li>
<li>E.N.S.</li>
<li>kinesio taping</li>
<li>ciclo di ginnastica posturale</li>
</ul>
<p style="text-align: right"><em>Giorgia Giannini<br />
Osteopata e Massofisioterapista</em></p>
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