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Preparazione fisica, cos’è davvero

Preparazione atletica e preparazione fisica non sono la stessa cosa, nonostante in molti – anche più o meno professionisti del settore – spesso le confondano. Chiariamo le differenze.

Un atleta vincente è come un complesso puzzle e la preparazione fisica è una delle tessere che dobbiamo incastrare con le altre, senza forzare il contatto, ma andando a trovare il posto giusto, gli altri pezzi con i quali combacia.
Per questo motivo credo necessario tenere distinte preparazione fisica e preparazione atletica e chiarire alcuni aspetti importanti.

Dalla citazione alla definizione

Quando mi trovo a parlare di questo argomento, spesso inizio con una citazione: “non esiste una preparazione atletica, senza una preparazione fisica”. Dunque, la preparazione fisica è propedeutica e si affianca costantemente al lavoro atletico.

La preparazione fisica è una parte fondamentale dell’allenamento dell’atleta, all’interno della quale si racchiudono:

il tutto declinato sulla base dello sport che si pratica e sempre senza perdere mai di vista il focus mentale, l’ispirazione verso l’obiettivo.
La preparazione fisica ha lo scopo di preparare l’atleta a svolgere la migliore prestazione possibile a livello atletico, perché finalizza l’allenamento allo sport che si andrà a svolgere.

I falsi miti sulla preparazione fisica

Vediamo alcune convinzioni che dobbiamo smontare ponendo l’accento sulla preparazione fisica come momento distinto rispetto a quella atletica.

1. Esiste una preparazione fisica o atletica di squadra.
La preparazione può essere solo individuale, perché ogni atleta ha limiti e prospettive differenti; inoltre va basata non solo sullo specifico sport, ma dovrebbe esserlo anche sul ruolo che l’atleta svolge negli sport di squadra.

2. Velocità, forza e resistenza, sono allenabili in valore assoluto.
La velocità di cui ha bisogno il tennista è differente da quella del calciatore; così come la forza di chi fa sollevamento pesi ha caratteristiche differenti da quelle di cui ha bisogno il pallavolista.

3. La preparazione estiva.
Pensare che 3 settimane di doppie ed estenuanti sedute siano utili a mettere benzina nel serbatoio per tutta la stagione, senza poi lavorarci costantemente nel corso dell’anno, è una pura illusione. Anzi, può danneggiare perfino l’atleta. Il modo giusto è lavorare alla preparazione della partita, sia dal punto di vista fisico, che atletico, tecnico e tattico, gara dopo gara, in soluzione di continuità.

4. Più muscoli, uguale meno infortuni.
Magari fosse così semplice! In realtà anche l’allenamento pesistico deve essere funzionale allo sport che si pratica, ai movimenti che si andranno a fare, alle sollecitazioni alle quali si dovrà rispondere.

5. Lavorare “a secco” può dare buoni risultati.
Togliere l’elemento che andiamo ad utilizzare nel nostro sport (il pallone, la rete, la pallina, il giavellotto…), significa predisporre un allenamento fisico non allineato agli obiettivi: correre liberamente o correre con la palla non è la stessa cosa.

Abbiamo scalato un altro livello di conoscenza, immergendoci ancora alla scoperta dell’iceberg.
Ma la strada è ancora lunga…ci vediamo la prossima settimana!