Traumi da sport: i più frequenti e come trattarli
In allenamento o in gara, con la possibilità di traumi bisogna sempre fare i conti. Si possono limitare lavorando sulla prevenzione, ma che cosa fare quando l’inevitabile accade?
I traumi sono una parte integrante dello sport. Lavorando su aspetti dei quali abbiamo già parlato negli articoli precedenti, cioè la propriocezione e la mobilità articolare, possiamo diminuire un rischio che comunque esiste e che non può essere cancellato del tutto.
Questo fondamentalmente per due motivi.
Primo perché in qualsiasi tipo di allenamento andiamo a stressare il muscolo per portalo a raggiungere performance sempre migliori dal punto di vista della resistenza o della forza o della velocità.
Secondo perché ogni sport ha la sua percentuale di “consumo” delle articolazioni. Pensa ad esempio a quante volte uno schiacciatore fa lo stesso movimento andando a sollecitare l’articolazione della spalla. O ad un giocatore di futsal o di basket, che con continui contromovimenti mette sotto grande stress le articolazioni degli arti inferiori.
Dando quindi per certo che non è possibile ridurre a zero il rischio di traumi, come possiamo riconoscerli e soprattutto come possiamo fare per recuperare la condizione migliore?
Hai visto che non ho aggiunto “nel minor tempo possibile”. E non è stata una dimenticanza, ma una precisa scelta, che ti motiverò tra un po’ nel proseguo di questo articolo.
Traumi, una classificazione
Le tipologie di traumi sportivi nei quali possiamo incorrere possono essere classificate in diversi modi.
La prima è quella che fa una distinzione tra:
- Acuti, cioè contusioni, distorsioni, lesioni dei menischi o dei legamenti, fratture, ferite lacero contuse, lesioni muscolari
- Cronici, cioè tendinopatia, consumo di cartilagine, epicondilite, lombalgie, metatarsalgie, lesione degenerative
In pratica, del primo insieme di traumi fanno parte quelli che sono legati ad un particolare evento che si verifica nel corso dell’allenamento o della gara, mentre del secondo fanno parte quelli a cui si arriva a causa del continuo stimolo dovuto allo sport che si pratica e di cui il famoso gomito del tennista è uno degli esempi più chiari.
Abbiamo dei numeri che ci aiutano a comprendere quali sono traumi più frequenti a livello articolare nei vari sport:
67% distorsioni
16% fratture
9% contusioni
3% problemi di cartilagine
3% ferite
2% lussazioni
E per quanto riguarda le lesioni muscolari? Qui va fatto un discorso a parte.
Traumi muscolari, la corretta definizione
La prima cosa da fare è imparare a chiamare i traumi muscolari con il loro vero nome. Che cosa intendo? Che dire contrattura, stiramento o strappo è una classificazione generica errata, un’abitudine che però non ci aiuta a comprendere la reale natura dell’infortunio e dunque il processo di recupero da porre in atto.
È infatti importante collegare i traumi muscolari alla tipologia di lesione del muscolo stesso.
Parleremo quindi di:
- Contrattura o lesione di grado 0, in cui il muscolo è semplicemente contratto
- Elongazione o stiramento con lesione di grado 1, in cui le fibre muscolari si distendono in modo anomalo ma questo non porta ad una rottura
- Distrazione o lesione di grado 2, in cui la lesione riguarda alcune fibre del muscolo e causa emorragie ed ecchimosi sottocutanee. In questo caso dobbiamo fare un’ulteriore distinzione tra distrazione di
– 1° stadio, con rottura di poche fibre del muscolo
– 2° stadio con rottura di più fibre
– 3° stadio con rottura parziale - Rottura con lesione delle fibre di tutto il muscolo
Ovviamente una valutazione ecografica è il modo migliore per comprendere quale tra questi traumi interessa il muscolo in oggetto. Tuttavia possiamo anche imparare noi stessi come sportivi a cogliere alcuni segnali che il nostro corpo ci da e ad interpretarli in maniera da avere un’indicazione di massima.
Se infatti siamo in presenza di una contrattura faremo fatica a muovere quel muscolo, lo sentiremo tirato e anche toccando la parte interessata potremmo sentire una specie di pallina.
Se si verifica un’elongazione avremo un dolore diffuso lungo tutta la fascia muscolare interessata.
Nel caso della distrazione, avvertiremo un dolore focalizzato in un punto preciso del muscolo e se guardiamo bene la zona possiamo vedere l’ematoma o l’ecchimosi.
Infine se ci siamo procurati una rottura, oltre ad un dolore più forte e ad un ematoma maggiormente presente, riusciremo a vedere chiaramente il punto in cui le fibre del muscolo si sono rotte, perché ci sarà una specie di buco o conca.
Come intervenire nel trattamento dei traumi
La parte operativa che segue la corretta diagnosi dei traumi sia articolari che muscolari sarà l’oggetto dei video che in settimana potrai trovare pubblicati nella mia pagina facebook.
Andremo a vedere nello specifico tre casi:
- Lesione muscolare con mancato rispetto dei tempi di recupero e relative conseguenze
- Impingment Acromion Claveare (Spalla)
- Distorsione della caviglia
Qualche riga voglio ora dedicarla a quest’ultima famiglia di traumi, perché la distorsione alla caviglia è tra quelli più frequenti in varie tipologie di sport.
Quali sono i fattori che ci possono predisporre ad una distorsione?
- Alterazioni nell’appoggio
- Squilibri muscolari
- Alterazioni o disturbi propriocettivi
Ti ho voluto portare a questo punto per farti comprendere ancora una volta come tu non possa considerare solo il momento della gara o della prestazione come tuo obiettivo principale.
Questo perché se vuoi avere risultati nello sport devi minimizzare il verificarsi di traumi di vario tipo che necessariamente ti costringono ad un periodo di stop e per farlo devi lavorare su una corretta propriocezione ed un corretto potenziamento.

